Progetto 2016

Martedì 26 aprile 2016
Forlì (FC), Istituto Masini, ore 10:00-13:00
“Chet Baker, angelo caduto”
alla scoperta di un mito del jazz e della sua musica
incontro con gli studenti dell’Istituto Masini e del Liceo Aristico di Forlì
a cura del critico musicale Francesco Martinelli
parteciperanno Fabio Petretti e Michele Francesconi, curatori degli arrangiamenti
della produzione originale “Let’s Get Lost”,
in programma il 1° maggio al Teatro Diego Fabbri

Domenica 1 maggio 2016
Forlì (FC), Teatro Diego Fabbri, ore 21:00
“LET’S GET LOST”
Omaggio a Chet Baker
ITALIAN JAZZ ORCHESTRA
special guests ENRICO RAVA & ALDO ROMANO
Direttore FABIO PETRETTI
ITALIAN JAZZ ORCHESTRA:
Achille Succi – sax alto, clarinetto basso; Marco Postacchini – sax baritono, flauto;
Daniele Giardina – tromba; Massimo Morganti – trombone, euphonium, arrangiamenti;
Michele Francesconi – pianoforte, arrangiamenti;
Paolo Ghetti – basso el., contrabbasso; Stefano Paolini – batteria.
ARCHI. Violini: Fabio Cocchi, Fabio Lapi, Joseph Cardas,
Sophie Chang, Aldo Capicchioni, Elisa Tremamunno. Viola: Michela Zanotti.
Violoncello: Sebastiano Severi. Contrabbasso: Roberto Rubini.
special guests: ENRICO RAVA – tromba; ALDO ROMANO – voce, batteria.
Fabio Petretti – direzione, arrangiamenti
Immagini dal film documentario “Let’s Get Lost” di Bruce Weber (1988)
produzione originale Jazz Network/Crossroads – Associazione Scuola Musicale Dante Alighieri Bertinoro

Di anno in anno si rinnovano i solisti ospiti dell’Italian Jazz Orchestra come anche i programmi musicali appositamente preparati per l’occasione, ma rimane costante il grandioso senso dello spettacolo dell’appuntamento forlivese di Crossroads. Quest’anno il voluminoso organico orchestrale diretto da Fabio Petretti, capace di abbinare le sonorità di una big band con quelle di un’orchestra classica, renderà omaggio a Chet Baker, mentre scorreranno le immagini del documentario Let’s Get Lost di Bruce Weber. Davanti a tutti si piazzerà Enrico Rava, mentre dal fondo Aldo Romano farà girare a pieno ritmo il motore dell’orchestra: sono loro gli special guests della serata.
Formatosi nel giro del jazz d’avanguardia, dove il modello più influente era Don Cherry, Enrico Rava sì è poi magistralmente accomodato anche nel solco del mainstream, da lui comunque sempre interpretato con quel senso di moderna inquietudine che si addice a un artista di ricerca. L’afflato melodico delle sue composizioni, nonché il lavoro solistico basato su un fraseggio scattante, un suono leggiadro e linee di grande incisività hanno spesso messo in evidenza proprio un atteggiamento chetbakeriano. Non per nulla tra i progetti recentemente portati in scena da Rava c’è anche un quintetto (con Dino Piana) che affronta in particolar modo il jazz della west coast, senza trascurare il fondamentale contributo di Baker.
Il legame di Aldo Romano con Chet è molto diretto: lo ha infatti accompagnato in varie occasioni, in particolare come parte di una sezione ritmica che comprendeva anche René Urtreger e Pierre Michelot, nei primi anni Ottanta. Per l’occasione Romano si proporrà anche in veste di cantante, un ruolo che non gli è del tutto nuovo (ricordiamo il disco Aldo Romano chante del 2006) e nel quale ha già dimostrato una particolare affinità con lo stile canoro anticonvenzionale di Chet Baker.
Qualche giorno prima del concerto, il critico musicale Francesco Martinelli, assieme a Fabio Petretti e Michele Francesconi, curatori degli arrangiamenti musicali, terrà inoltre un incontro con gli studenti delle scuole superiori forlivesi per introdurli alla scoperta del mito di Chet Baker.


Associazione Culturale
Jazz Network, Regione Emilia-Romagna Assessorato alla Cultura
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
nell’ambito di

XVII Edizione
27 febbraio – 5 giugno 2016
in co-produzione con Associazione Scuola Musicale Dante Alighieri Bertinoro


Progetto “Let’s Get Lost” Omaggio a Chet Baker
“Crossroads” a Forlì

Martedì 26 aprile 2016
Forlì (FC), Istituto Masini, ore 10:00-13:00
“Chet Baker, angelo caduto”
alla scoperta di un mito del jazz e della sua musica
incontro con gli studenti dell’Istituto Masini e del Liceo Aristico di Forlì
a cura del critico musicale Francesco Martinelli
parteciperanno Fabio Petretti e Michele Francesconi, curatori degli arrangiamenti
della produzione originale “Let’s Get Lost”, in programma il 1° maggio al Teatro Diego Fabbri

Anteprima – Guida all’Ascolto

Alcuni giorni prima dello spettacolo del 1° maggio a Forlì, inserito nel festival regionale Crossroads 2016, è in programma un incontro con gli studenti dell’Istituto Masini e del Liceo Artistico a indirizzo musicale focalizzato sulla figura di Chet Baker, genio e mito del jazz che il successivo appuntamento vuole omaggiare: a raccontare la sua emozionante storia e a guidare i ragazzi all’ascolto della sua poetica musica e del suo canto profondo sarà il critico musicale, studioso e scrittore Francesco Martinelli. Prenderanno parte alla conferenza anche Fabio Petretti e Michele Francesconi, rispettivamente direttore e pianista dell’Italian Jazz Orchestra, entrambi tra gli arrangiatori del repertorio bakeriano in programma la sera del 1° maggio al Teatro Diego Fabbri.

Chet Baker suonò proprio a Forlì, il 1° marzo del 1984, presso il Naima Club: dopo 32 anni lo si vuole ricordare con questi due eventi a lui dedicati. 

Domenica 1 maggio 2016
Forlì (FC), Teatro Diego Fabbri, ore 21:00
“LET’S GET LOST”
Omaggio a Chet Baker
ITALIAN JAZZ ORCHESTRA
special guests ENRICO RAVA & ALDO ROMANO
Direttore FABIO PETRETTI
ITALIAN JAZZ ORCHESTRA:
Achille Succi – sax alto, clarinetto basso; Dario Cecchini – sax baritono, flauto;
Daniele Giardina – tromba; Massimo Morganti – trombone, euphonium, arrangiamenti;
Michele Francesconi – pianoforte, arrangiamenti;
Paolo Ghetti – basso el., contrabbasso; Stefano Paolini – batteria.
ARCHI. Violini: Fabio Cocchi, Fabio Lapi, Joseph Cardas,
Sophie Chang, Aldo Capicchioni, Elisa Tremamunno. Viola: Michela Zanotti.
Violoncello: Sebastiano Severi. Contrabbasso: Roberto Rubini.
special guests:
ENRICO RAVA – tromba; ALDO ROMANO – voce, batteria.
Fabio Petretti – direzione, arrangiamenti
Immagini dal film documentario “Let’s Get Lost” di Bruce Weber (1988)
produzione originale Jazz Network/Crossroads – Associazione Scuola Musicale Dante Alighieri Bertinoro

 

Progetto

Non è un caso che per il terzo anno consecutivo il progetto di Crossroads nella città di Forlì approdi in data 1° maggio: l’intento è che questo appuntamento annuale incarni la tradizione forlivese del 1° maggio musicale. Ed è intenzionale che la musica sia il Jazz: arte per antonomasia libera e creativa, il Jazz è infatti metafora eccellente di ideale convivenza, di solidarietà, interrelazione paritaria, nonché quindi insuperabile modello sociale ed educativo. Perno di questa tradizione del 1° maggio jazz a Forlì, è infine l’Italian Jazz Orchestra, costituita da valenti musicisti del territorio, impegnata ogni volta in una diversa produzione originale, al fianco di grandi jazzisti come ospiti speciali.

L’ambizioso e inedito progetto dal titolo “Let’s Get Lost”, in omaggio a Chet Baker, prevede un complesso e articolato lavoro di preparazione, con arrangiamenti originali studiati per l’occasione, e culminerà il 1° maggio 2016 in un imponente concerto presso il Teatro Diego Fabbri di Forlì, inserito nella XVII Edizione del prestigioso “Crossroads”, festival regionale unico in Italia per estensione temporale e territoriale nonché per originalità di formula, fiore all’occhiello della proposta culturale d’Emilia-Romagna: dal 27 febbraio ai primi di giugno 2016, un’intensa kermesse di una cinquantina di eventi attraverserà l’intera regione, toccando una ventina di città grandi e piccole.

Questa co-produzione originale a firma di Jazz Network e dell’Associazione Scuola Musicale Dante Alighieri Bertinoro – storiche strutture culturali che operano da lungo tempo e con competenza sul territorio regionale – coinvolgerà artisti in gran parte forlivesi (quasi integralmente emiliano-romagnoli), con la presenza come special guests di due dei più stimati jazzisti a livello internazionale: il trombettista Enrico Rava, e il batterista-cantante Aldo Romano, italiano d’origine ma parigino di adozione sin dalla tenera età. Alle spalle degli artisti, sullo sfondo del palco, scorreranno immagini tratte dal film documentario sulla vita di Chet Baker “Let’s Get Lost”, scritto e diretto nel 1988 dal regista statunitense Bruce Weber.

L’Italian Jazz Orchestra, super formazione di 16 elementi diretta da Fabio Petretti, la lirica tromba di Enrico Rava e la magnifica voce “bakeriana” di Aldo Romano nonché le sue bacchette magistrali intoneranno temi e musiche care al repertorio di Chet, uno degli artisti più amati della storia del jazz, poetico trombettista e struggente cantante dell’Oklahoma dalla vita travagliata che una tragica e ancora misteriosa fine troncò nel maggio 1988 ad Amsterdam.

La scelta dei due super ospiti non è casuale: entrambi infatti sono accomunati dall’aver suonato con Chet Baker in varie occasioni.

Nel caso di Aldo Romano, il primo incontro con Chet risale al 1963, durante l’ “angelico” e scapestrato primo periodo in Europa del trombettista. A questo stesso periodo risale la conoscenza tra Enrico Rava e Chet, anche se i due suonarono assieme per la prima volta negli anni Settanta, quando Rava risiedeva a New York.

Ci attende dunque un commovente ricordo del più romantico dei trombettisti, attraverso i brani lirici ed emozionanti del suo repertorio.

Rava e Romano, già partner in passato in diversi contesti, furono anche protagonisti di un’altra storica produzione di Jazz Network in tributo a Chet Baker, messa in piedi per “Ravenna Jazz 2007” e poi replicata a Correggio per “Crossroads 2008”: il quartetto Chet Mood, al fianco del chitarrista belga Philip Catherine – che entrò nella sfera di Chet Baker nei primi anni Ottanta – e del contrabbassista italiano ma residente da lunghi anni a Parigi Riccardo Dal Fra – il quale fu uno dei più regolari partner musicali del trombettista durante il suo ultimo decennio di attività.

Protagonisti

L’Italian Jazz Orchestra, composta da un gruppo d’archi, una sezione ritmica e un cospicuo numero di fiati variabile da 6 a 10 a seconda del progetto, si è costituita nel 2011 ed oggi si sta imponendo come punto di riferimento e di sperimentazione di nuovi orizzonti musicali grazie all’apporto di numerosi talenti sia in campo strumentale che in campo compositivo. Diretta da Fabio Petretti, dalla sua fondazione ha dato vita a importanti collaborazioni con il trombettista Fabrizio Bosso, il pianista Enrico Pieranunzi, la cantante Cristina Zavalloni. Negli ultimi due anni ha collaborato con l’associazione culturale Jazz Network a co-produzioni originali di grande successo per il festival “Crossroads”, entrambe presso il Teatro Fabbri di Forlì in data 1° maggio: nel 2014 con il progetto “Trilogy” (sulle musiche di Frank Zappa, Charles Mingus e Jimi Hendrix), protagonisti i Quintorigo e il batterista Roberto Gatto; nel 2015 con il progetto “Angelo Azzurro” Omaggio a Marlene Dietrich, che vedeva Silvia Donati alla voce e Fabrizio Bosso alla tromba, sulle immagini dal film “L’Angelo azzurro” di Josef von Sternberg (1930) con il patrocinio del Goethe-Institut.

Il trombettista Enrico Rava, il jazzista italiano più conosciuto e apprezzato a livello internazionale, nato a Trieste nel 1939, ha alle spalle una carriera meritevole di un libro più che di qualche riga. La sua più recente attività continua a vederlo molto impegnato coi vari gruppi nei quali si circonda delle migliori giovani leve del jazz italiano, stimolo per un costante aggiornamento della sua musica. E proprio con tre di loro (Francesco Diodati, Gabriele Evangelista ed Enrico Morello) ha di recente registrato il disco “Wild Dance”, uscito nel settembre 2015 con la prestigiosa etichetta tedesca ECM. Un nuovo capitolo che si aggiunge alla sua lunga discografia e alla sua ricca storia di collaborazioni: con Gato Barbieri, Steve Lacy, Carla Bley, Joe Henderson, Joe Lovano, Roswell Rudd, Michel Petrucciani, Richard Galliano, Pat Metheny, Paul Motian….

Aldo Romano, poeta della batteria e compositore immaginifico, è uno dei più rappresentativi e creativi jazzisti del Vecchio Continente. Nato a Belluno, il 16 gennaio 1941, si è trasferito insieme alla famiglia in Francia quando aveva sei anni. Oltralpe non ha trovato solo una patria adottiva ma tutti quegli stimoli che l’hanno portato a intraprendere la carriera di musicista. Dopo aver studiato la chitarra si è rivolto alla batteria e già negli anni Sessanta ha accompagnato illustri jazzmen statunitensi di passaggio in Francia, da Bud Powell a Jackie McLean, da Stan Getz a J.J. Johnson, Stan Getz, Lucky Thompson, Don Byas, Slide Hampton, Woody Shaw, e poi Dexter Gordon, Johnny Griffin, Hank Mobley… Sempre in quegli anni ha suonato nel gruppo di Don Cherry (con Gato Barbieri al sassofono), con Carla Bley e con un emergente Keith Jarrett. Nei decenni successivi le collaborazioni importanti si sono moltiplicate (tra gli altri, con Michel Petrucciani, Gordon Back, Steve Lacy, Enrico Rava, Steve Kuhn, Miroslav Vitous, Joe Lovano…), di pari passo con la costituzione di gruppi diretti dallo stesso batterista: il quartetto Palatino (con Glenn Ferris, Paolo Fresu e Michel Benita), il trio con Henri Texier e Louis Sclavis, Intervista (gruppo a geometria variabile nelle cui fila figurano Stefano Di Battista e Palle Danielsson), il quintetto Because of Bechet (con Emmanuel Bex, Emanuele Cisi, Francesco Bearzatti e Remi Vignolo)… Suona inoltre con alcuni tra i migliori musicisti italiani, come Rita Marcotulli, Flavio Boltro, Maurizio Giammarco, Giovanni Tommaso, Mauro Negri…

Amsterdam, 13 maggio 1988. Non aveva ancora compiuto i 59 anni, Chesney Henry “Chet” Baker, quando morì precipitando dal terzo piano dell’albergo in cui alloggiava. Incidente, suicidio, omicidio? Non si saprà mai. Cosa certa è che l’ultimo tragico volo dell’ “angelo dannato” si portò via per sempre la sua poetica tromba e la sua voce struggente.

Gioventù bruciata, vita dannata la sua. Una folle corsa senza limiti, tra abusi di stupefacenti, ricoveri in ospedale e in manicomio, arresti, processi, prigionie, espulsioni da più stati europei… Tormento e poesia, arte e disperazione, disordine e sublimità.

Nato a Yale, Oklahoma, il 23 dicembre 1929, Chet non prese mai una lezione di tromba. Si arruolò appena adolescente, e si mise a suonare nelle band dell’esercito, tra Berlino e San Francisco. Poi Charlie Parker lo volle con sé nel proprio gruppo. Ma la vera fama nel mondo jazzistico la raggiunse nel quartetto pianoless di Gerry Mulligan, con cui incise notevoli album per la Pacific Jazz Record. Nel ’53 costituì un proprio quartetto, con il pianista Russ Freeman…

Negli ultimi trent’anni della sua vita, la carriera del “Narciso Bianco” si svolse principalmente in Europa, con brevi visite negli Stati Uniti. La sua produzione discografica è infinitamente vasta. Richiestissimo, incideva a ritmi vertiginosi, ovunque si trovasse, sia in studio sia dal vivo. In America, in Italia, in Olanda, in Danimarca, in Francia, Inghilterra, Giappone… Il cinema gli aprì le porte, anche quello italiano.

Cacciato dall’Europa in seguito a reiterati problemi con la giustizia, Chet tornò in America. Suonò con Stan Getz, incise ai soliti ritmi. Ma poi lo si ritenne perduto. Le sue esibizioni cominciarono ad avere esiti penosi, la schiavitù della droga gli aveva tolto ogni energia e lucidità. Nel ’70, venne pestato a San Francisco, gli spaccarono denti e mandibola. Si parlò di vendetta di spacciatori non pagati. Per due anni sparì dalle scene e visse di sussidi. Si ricostruì i denti e ricominciò da capo. Infine riprese a suonare, grazie all’aiuto di Dizzy Gillespie. Così ricomparve, scavato in volto e provato nel fisico. E la sua lirica sonorità uscì dal calvario ancor più matura e profonda. Il suo inconfondibile e toccante suono indugiò sempre più sui registri gravi. La sua voce, un tempo delicata, acuta e sottile, diventò greve, rotta, sporca e sussurrata. Ancor più penetrante e commovente. Come l’intera sua vita. Di angelo nel fango.

“Let’s Get Lost” (USA, 1988, 119:25′)

regia: Bruce Weber; produttori: Emie Amemiya, Bruce Weber;

produttore esecutivo: Nan Bush; produzione: Little Bear Productions, Nan Bush; fotografia:Jeff Preiss; montaggio: Angelo Corrao

Let’s Get Lost è, tanto per cominciare, un bellissimo titolo, stante che contiene in sé uno dei cardini del pensiero jazzistico: la facoltà di affrontare e ricercare l’imprevisto, di uscire dagli itinerari risaputi, essendo disposti anche a perdersi, per l’appunto, nei meandri dei luoghi come del pensiero. Titolo peraltro “rubato” da un brano eseguito da Baker e registrato nell’album Chet Baker Sings and Plays.

Il regista Bruce Weber rimase colpito per la prima volta da Chet Baker a nove anni, quando, in un negozio di dischi a Pittsburgh, vide la foto del musicista sulla copertina di Chet Baker Sings and Plays with Bud Shank, Russ Freeman and Strings. Weber incontrò Baker la prima volta nell’inverno del 1986, in un club di New York, convincendolo a fare alcune foto, poi diventate un video di tre minuti. Il regista voleva girare un cortometraggio da una canzone di Oscar Levant intitolata “Blame It on My Youth”, ma dopo aver passato un po’ di tempo insieme, Weber convinse Baker a girare un lungometraggio su di lui. Le riprese iniziarono nel gennaio 1987. Compito ovviamente non facile, come confessò lo stesso regista: «A volte dovevamo fermarci per un motivo o per un altro, perché Chet era un drogato e non riusciva a fare due cose contemporaneamente, dovevamo ricominciare tutto da capo. Ma noi siamo cresciuti veramente attraverso questa esperienza».

La rivista Entertainment Weekly, all’uscita del film, scrisse che Weber aveva “creato un documentario che funziona come un romanzo, che porta a leggere tra le righe della personalità di Baker, fino a farti toccare la tristezza segreta riposta nel cuore della sua bellezza”. Carina Chocano, nella recensione per il Los Angeles Times, rilevava come “la forza trainante nel film”, fosse “lo scavo nella natura dell’artista, all’origine del suo personale magnetismo”. Secondo Hal Hinson del Washington Post, Let’s Get Lost è “un film frenetico, profondamente coinvolgente e non poco sconcertante”. Terrence Rafferty del New York Times, infine, lo definì “uno dei pochi film che trattano il misterioso, complicato, emotivo processo che ha portato alla creazione della cultura pop, e l’ambiguo processo con cui gli artisti ne hanno generato il desiderio”.

Presentata in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival del 1988, la pellicola fu restaurata e, in questa versione, proiettata all’edizione 2008 del festival di Cannes e nel 2013 alla 70ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.